Le basi della nuova concezione della Donna agli albori della Resistenza
Dal Memoriale di Ondina Peteani (1925-2003)*
Materiale offerto da www.atuttascuola.it
Dall’inizio del 1942 una nuova connotazione della donna scaturì dalle nostre riunioni segrete. Si percepiva in quei pericolosi frangenti l’esigenza crescente di affermare la nostra presenza, il nostro pensiero, i nostri desideri, così lungamente e pesantemente schiacciati nella dittatura fascista, nella quale eravamo oggetto e mai soggetto. La Forza della Libertà fu alla base dello slancio che il nostro schierarsi impose alla costretta società italiana d’allora quando propriamente l’organizzazione clandestina in noi individuò delle paritetiche collaboratrici ed audaci protagoniste. Si trattava delle prime forme di liberazione della Donna. Ragazze, madri, mogli: Donne che in larga schiera parteciparono con sacrificio ed impegno alla Lotta di Liberazione Nazionale. Il fenomeno crebbe e si sviluppò costituendo i presupposti indispensabili alla rivalutazione della figura femminile nella nuova Società sorta dalle ceneri del nazifascismo, nata dal 25 Aprile 1945. Il favorevole pronunciamento in ragione del voto elettorale alle donne rappresentò uno dei primi sostanziali riconoscimenti. Una lunga scia di sangue e di martirio rimarrà sempre a testimonianza del tributo che la donna ha immolato nella causa della Libertà. Risulta oggi incontrovertibile asserire che la scintilla che innescò in Italia la rivalutazione delle relegate potenzialità della donna, permane indiscutibilmente coesa all’eroico contributo di questa nel rovesciamento della dittatura nazifascista. Anni di morte, di massacri e sgomento culminati nell’orrore del Lager.
Auschwitz, soglia del non ritorno della coscienza umana ha lasciato qualcosa di indelebile nel mio animo. Devo alla Resistenza, alla Rinascita Democratica ed al mio inscindibile ideale di Libertà il desiderio di continuare ad esprimermi ancora con l’azione ed il pensiero per una Società finalmente giusta, Libera ed antifascista, dove l’odio razziale e la prevaricazione rappresentano soltanto il monito di un passato che non deve mai più riaffermarsi.
Ondina Peteani
Trieste, 20 maggio 1989
*Ondina Peteani è nata a Trieste il 26 aprile 1925. Giovanissima aveva cominciato l'attività antifascista nel cantiere navale di Monfalcone. Nell'inverno del `43 si unì ai gruppi partigiani sul Carso che avevano formato il "battaglione triestino": in seguito è stata riconosciuta «prima staffetta partigiana d'Italia». Dopo essere stata arrestata due volte ed essere riuscita a fuggire, fu infine catturata da una pattuglia tedesca l'11 febbraio del 1944 a Vermigliano (Ronchi dei Legionari) e rinchiusa nel comando delle SS di Piazza Oberdan a Trieste, da dove venne poi trasferita al carcere del Coroneo, e quindi deportata ad Auschwitz alla fine del marzo '44. Sul braccio le tatuarono il numero 81672. Dopo la guerra ha esercitato la professione di ostetrica, mantenendo l'impegno politico nel Pci, nell'Anpi e nel sindacato. Il Lager l'aveva però segnata: come racconta chi l’ha conosciuta. E' morta a Trieste nel gennaio 2003 e la sua dolorosa esperienza accresce il dovere della memoria dell'olocausto, monito per le generazioni a venire.













