Pinelli: ucciso innocente
di Giovanni Morsillo
Roma 21 marzo 2006
Giuseppe Pinelli non è più un ferroviere ucciso innocente ma morto innocente a Milano. Così il sindaco Albertini ha onorato la promessa fatta alla vedova Calabresi di far modificare la lapide che ne ricorda la morte. Il vice sindaco fascista, senatore De Corato (AN), plaude all'iniziativa e suggerisce ai centri sociali di andare a paccare la nuova lapide (dice di aspettarselo). Noi ci limitiamo a ricordare che Giuseppe Pinelli prima di morire innocente, come recita la nuova lapide, stava benissimo.
Altrove, in altri palazzi, il Ministro Pisanu propone ed ottiene dalla Presidenza della Repubblica la medaglia d'oro al valor civile per Fabrizio Quattrocchi, che non potendo essere chiamato mercenario viene definito contractor. L'uso strategico della lingua inglese, un po' come il latinorum di manzoniana narrazione è sempre più efficace per celare con capriole lessicali la sostanza delle cose (non smembramento dell'unità nazionale ma devolution, non scribacchini a pagamento ma embedded, non opportunista ma bipartisan, non servizi e solidarietà ma welfare, ecc. ecc. ecc.).
Ci stupiamo che sulla lapide milanese non sia stato scritto, invece di morto, la parola dead. O è perché i milanesi sono avanti con l'inglese e quindi l'effetto sarebbe scarso, oppure il povero Pinelli, essendo lavoratore, anarchico e innocente, non merita troppe attenzioni e si può liquidare come un qualsiasi morto sul lavoro, senza troppe complicazioni.
A proposito: quanto dovremo attendere perché i tre lavoratori e mezzo che ogni giorno lasciano le penne nel compimento del loro dovere di padri e di cittadini guadagnandosi onestamente il pane siano insigniti di un pur simbolico riconoscimento? C'è un ministro qualunque, in scadenza o in promozione che possa proporre questo al Presidente della Repubblica democratica fondata sul lavoro (non sulla guerra)?
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