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Emergenze? Pace e Lavoro di A. Valentini Inviato da : ufficiostampa | Giovedì, 23 Marzo 2006 - 12:44

Emergenze? Pace e Lavoro

di Alessandra Valentini

Roma 23 marzo 2006

Siamo davanti ad una campagna elettorale anomala, forse generata da cinque anni di governo che hanno esasperato il Paese. Questa maggioranza ha fatto molte cose, secondo noi tutte sbagliate, ma soprattutto è stata determinatissima a curarsi gli “affari di famiglia”, fino al punto che Berlusconi non ha nemmeno saputo fare gli interressi di quel blocco sociale che gli aveva assicurato il consenso. Oggi siamo veramente al paradosso, quello che era un presidente del Consiglio da operetta, ha smesso anche quella veste per vestire quella di un uomo alla disperata ricerca di un consenso che vede sempre più scomparire. I suoi alleati non lo seguono più sulla via degli insulti, delle provocazioni, delle sceneggiate. Ma tutto ciò non ci deve far gioire, per due motivi. Il primo è che un uomo disperato è anche pericoloso, perché pronto a tutto; il secondo è che in questi giorni di campagna elettorale tutto passa in secondo piano e in qualche modo Berlusconi detta ancora i modi e le regole di ciò che deve apparire e di ciò di cui si deve parlare. In questo modo il centrodestra vuole trasformare tutto in una baraonda pre-elettorale, per non spiegare cosa hanno fatto in cinque anni e cosa vorrebbero fare dopo. Allo “spettro” del comunismo, agitato dal premier in tutte le salse finché non gli è andato di traverso, si affianca un nuovo repertorio, quello della sinistra che va alle elezioni per “sovvertire” l’ordine costituito. Allora vengono demonizzate le manifestazioni, chi contesta viene letteralmente insultato, da Della Valle al giovane di Genova. Berlusconi sta tentando di generare il terrore, e vive l’appuntamento elettorale come la “battaglia delle battaglie”.


Ma qualcuno gli ha spiegato che in democrazia si fanno le manifestazioni e si criticano le persone ed il loro operato? Silvio e i suoi alleati – sui quali tra poco torno – sanno che le elezioni fanno parte delle regole di uno Stato democratico e a queste regole bisogna attenersi? Come si fa a definire “emergenza democratica” il confronto tra coalizioni ed il dissenso che ormai moltissimi manifestano contro questa maggioranza? Allora andare in guerra contro l’articolo 11 della Costituzione, far rientrare i capitali anonimamente dall’estero, farsi una o più leggi su misura cosa sarebbe? Berlusconi deve farsene una ragione: sta perdendo. E per nascondere questa evidenza non può seguitare a dire tutto ciò che gli passa per la mente. L’intelligenza di ognuno di noi non può accettarlo. L’ultima enormità che ha affermato è che “la sinistra organizza schiere di squadristi”. Mi chiedo, conosce il senso di queste parole? Lui, che ha firmato un accordo elettorale con chi ha negato l’esistenza dei campi di sterminio, con coloro che ancora oggi sfilano con simboli e slogan fascisti (anche qui in spregio alla legge). Tutto ciò, se ha un senso, è quello comunque di creare tensione, di farci sentire meno liberi, di farci occupare di meno delle vere emergenze del nostro Paese: dal lavoro alla pace, dai diritti calpestati a quelli cancellati. Noi seguiteremo a parlare di Pace e di Lavoro, i lavoro che non c'è, il lavoro precario, il lavoro di chi viene licenziato perché alza la testa e chiede diritti per sé e per gli altri; la Pace in Iraq e Palestina. Vogliamo parlare di tutto ciò perché vogliamo che di questo si occupi concretamente il prossimo governo del Paese.