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I Comunisti Italiani alle prossime elezioni di V. A. Romano Inviato da : ufficiostampa | Lunedì, 27 Marzo 2006 - 11:27

I Comunisti Italiani alle prossime elezioni

Vincenzo A. Romano

27 marzo 2006 

 

Scala mobile, precariato e scuola sono i temi sui quali profondiamo il massimo impegno ormai da molto tempo e che hanno avuto un test positivo nella raccolta delle firme che si è articolata in tutto il Paese culminando nel momento delle “primarie per Prodi” alle quali eravamo contrari. Esse tuttavia ci hanno fornito l’occasione per una raccolta impressionante di consenso nella richiesta a favore dell’adeguamento del costo della vita a salari e pensioni ed alla abolizione delle leggi che portano il nome “Biagi” e “Moratti”, mentre sono l’ una l’istituzionalizzazione di oltre 40 tipi di rapporto di lavoro precario; la reintroduzione della scuola  di classe la seconda. Nel frattempo le trattative all’interno dell’Unione sono andate avanti, anche sull’importantissimo tema del ritiro delle nostre truppe dall’Iraq. Abbiamo raggiunto un compromesso possibile mentre l’aspirazione a realizzare il nostro programma resta come obiettivo dei Comunisti Italiani.  In un clima di lotte alla restaurazione e di tentativi di mantenimento di uno “status quo” che non ci piace, mentre infuria la lotta per il sovvertimento dell’assetto costituzionale e l’eliminazione di “questa magistratura” come ha detto Berlusconi ad Oliviero Diliberto a Matrix, l’opposizione ci rimprovera  due cose: lottare per il lavoratori e per la pace e sottometterci, allo stesso tempo, ai programmi moderati dell’ Unione. Prima di affrontare i veri termini della posizione dei Comunisti Italiani vale la pena di fare un richiamo storico-culturale al valore del termine “compromesso” quando esso non si riferisca alla esecrabile forma  che oggi predomina in Italia e che è quello che interviene nei rapporti fra politica e finanza dove, oggi, a dettare il passo è l’economia piuttosto che la politica. Il compromesso può essere una buona politica quando rimangano definiti i ruoli delle parti ed i programmi che esse perseguono nell’arco della loro politica. L’esempio migliore che viene alla mente, e risulta calzante, nel momento in cui la destra opera una sostituzione costituzionale che noi fermeremo, è nel discorso di Palmiro Togliatti all’Assemblea Costituente -che trattava la soluzione della “questione romana”- il 25 marzo 1947. Allora le posizioni erano inconciliabili sulla questione della sovranità del Vaticano e dell’inserimento nella Costituzione del riferimento al Concordato del 1929. Fra le due opposte intransigenze della sinistra e di De Gasperi, soprattutto,  e nell’ ipotesi (ricordata varie volte da Andreotti nei suoi scritti) che potessero essere gli Alleati a garantire in Italia la sovranità del Vaticano, Togliatti quel 25 marzo fece un fondamentale discorso nel quale, respingendo le pretese degasperiane e democristiane a rappresentare in maniera esclusiva i cattolici italiani annunciò il voto favorevole dei Comunisti italiani. Mediava un compromesso che ebbe poi a definire un buon compromesso e impedì la frattura fra cattolici e sinistra ed un intervento degli alleati tanto temuto persino dall’allora segretario di stato Montini. Chiusa la parentesi che però evidenzia malafede ed ignoranza dei nostri avversari che taccia di consociativismo anche il  “compromesso storico” di Enrico Berlinguer, torniamo ai fatti; alle cose della politica. In tutta Italia il 9 e 10 aprile e qui in Sardegna a fine maggio, i Comunisti Italiani portano avanti i punti chiave del loro programma che sono sempre quelli enunciati, sui quali non si è mai fatta marcia indietro –pur con l’astio e l’invidia di avversari e parti della sinistra- ma pragmaticamente si confrontano con tutte le realtà e programmi degli alleati con lo scopo primario di mandare a casa Berlusconi ed il governo di destra, di governare lealmente con tutta l’Unione e perseguire, al suo interno, una spinta a sinistra in favore dei lavoratori, delle classi sfruttate, dell’innovazione tecnologia  e stimolo alla ricerca, tutte cose che esulano dal programma fallimentare  della destra sia per i cinque anni passati sia per un eventuale e ci auguriamo improbabile prossimo governo.


La posizione del Partito non è quindi rinunciataria, ma allo stesso tempo si rende conto –in questo momento attuale, perchè poi in futuro l’evoluzione parlamentare detterà il passo-,  che va stabilita una mediazione del programma senza rinunciare agli obiettivi concreti. In questo senso vanno interpretate le dichiarazioni di Diliberto di questi giorni. I Comunisti italiani non spaccheranno la maggioranza di governo, ma di quel governo intendono essere la componente che terrà attuali i problemi dell’adeguamento salariale e pensionistico al costo della vita, del salario minimo garantito, della lotta all’evasione fiscale, fomite di risorse che ora volano per i paradisi fiscali,del ritiro delle truppe della uguaglianza scolastica. In quel governo come nelle amministrazioni locali, con la massima lealtà, terranno vivo il problema della riqualificazione professionale e della lotta al precariato. Quando Prodi si scontra con Berlusconi e gli risponde che una parte delle risorse finanziarie per la realizzazione dell’abbassamento del cuneo fiscale le trarrà dall’aumento del costo del lavoro precario così che non sia più appetibile per i datori di lavoro indica la determinazione,almeno parziale, alla tendenza al lavoro a tempo indeterminato. Non fa altro che seguire una strada che ci è cara: quella che i giovani e meno giovani che altalenano nel lavoro a termine –talvolta con rinnovi settimanali- abbiano la possibilità di programmare un futuro all’interno della sicurezza lavorativa e sociale. Se raggiungiamo questo obiettivo è perché da anni poniamo la questione e la stessa riflessione dell’industria nei settori più intelligenti –che ora approfitta del lavoro precario per questioni di superprofitto da produzione a basso costo- la porta a comprendere che il lavoratore specializzato o superspecializzato di un’industria che deve affrontare la concorrenza mondiale non verrà mai fuori dalla manovalanza precaria a basso costo. Raggiunti due preziosi, anche se non al massimo dell’intendimento, traguardi: se una nuova scala mobile per i più poveri e la lotta al precariato vi pare poco, ci sarà anche una profonda riforma della scuola. Riforma che, fuori dai tecnicismi, porterà ad un risultato politico che era stato una conquista di oltre quarant’anni or sono vale a dire la scuola dell’obbligo per tutti, uguale, sino a diciotto anni, senza lasciare per strada –a tredici anni- i figli dei più poveri e dei più indifesi. E l’impegno dei Comunisti italiani non è solo sui banchi parlamentari, ma nelle strade fra i cittadini. Un esempio valga, per questi tre punti a qualificare il nostro comportamento. Parlando di una sola città della federazione di Cagliari, la stessa città di Cagliari, durante le “primarie per Prodi”  per le tre proposte :scala mobile, precariato e scuola , i banchetti dei Comunisti Italiani, unici impegnati nella raccolta, hanno raccolto 4500 firme su 14.000 votanti con un 32% dell’adesione che  –considerata la non benevola accoglienza ai nostri iscritti ed ai loro banchetti da parte di certa parte della  sinistra fuori dei seggi elettorali- significa che la gente, i cittadini, considerano primaria questa nostra lotta. Di poco inferiore la raccolta delle firme per il referendum del No quando il quorum era di solo mezzo milione. I Comunisti Italiani sono dunque fra i cittadini e per questo, diversamente da coloro che pontificano nelle sedi di partito, pochi, per ora, ma incisivi e determinati. Perché rimangano intatti, in questo paese, i risultati delle lotte che noi abbiamo affrontato e delle morti che abbiamo avuto per ottenerli.