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Diliberto a La Stampa Inviato da : redazione | Lunedì, 20 Novembre 2006 - 11:03

Diliberto a La Stampa: "Vado avanti e tornerò in piazza"

di Carlo Bertini

da La Stampa del 20 novembre 2006

«Nessun autodafè», né pentimenti postumi, «nessuno mi può negare il diritto di manifestare», anche perché al governo non può che giovare che qualcuno tenga aperto un canale di dialogo con i no global. Oliviero Diliberto non ci sta a finire sul banco degli imputati per aver preso parte a quel corteo dove «15 provocatori» hanno rovinato tutto, facendo sì che «invece dei morti in Palestina, sui giornali e in tv si parlasse solo di quegli slogan». Anzi, il segretario del Pdci respinge gli attacchi al mittente, perché se si fosse evitato «di spaccare il movimento» si sarebbe riusciti a «isolare fisicamente gli imbecilli, respingendoli ai margini, anche se non sto invocando i servizi d’ordine violenti degli anni ‘70». Da questa diatriba in scena da settimane sui «ministri di lotta e di governo», lui, Diliberto, ne può restare fuori a pieno titolo: «Io ho scelto di non entrare nel governo, non ho partecipato alla bagarre sulle poltrone, anche per eliminare il nodo della partecipazione a manifestazioni. E credo di avere dato dimostrazioni di lealtà a Prodi più di chiunque altro. Lezioni di unità non me le può dare nessuno. Prodi può stare tranquillo, da parte mia non avrà noie. Sono altri a dargliele e non da sinistra. Vedo nubi all’orizzonte ogni giorno. C’è un lavorio dei poteri forti che non amano questo governo e non amano Prodi».
Intanto il premier le chiede di smetterla di giocare con la piazza...

«Questa dichiarazione di Prodi va interpretata. Se dice che bisogna isolare i teppisti sono d’accordo. Viceversa, sbaglia, perché noi non possiamo lasciare la piazza alla destra o agli estremisti. Non ritengo di danneggiare l’immagine del governo. Penso di aiutarlo mantenendo i rapporti con la piazza. Perché il governo rischia di perdere consenso in aree che sono sue, come il mondo della cultura e delle università».
Si dice che abbia avuto telefonate burrascose con il premier e con il ministro degli Esteri. E’ vero o no?

«Non c’è stata nessuna telefonata né ieri, né oggi. Prodi e D’Alema sono persone serie e non farebbero telefonate minatorie. L’unica cosa che credo vada fatta è fare in modo che anche il Forum per la Palestina prenda le distanze da quei quindici che hanno compiuto gesti delinquenziali. Non devo essere solo io a denunciare queste cose, ma deve essere tutta l’associazione a isolare quei teppisti che bruciano fantocci. Anche io sono sdegnato e sono pure molto arrabbiato perché la manifestazione è stata grande e sui giornali si è parlato solo di quei 15 che oggettivamente sono nemici della Palestina».
Ma era prevedibile che vi fossero slogan di questo genere in quel corteo. Aveva messo in conto di finire sotto i riflettori?

«Io non mi sento sul banco degli imputati, perché se a Roma ci fossero stati tutti gli altri partiti della sinistra, quei 15 sarebbero scomparsi dentro un’unica grande manifestazione. Ma non è pensabile che uno si privi del diritto di manifestare per una causa giusta».
A volerla guardare da un’altra angolazione, ieri lei ha segnato un punto nella gara con Bertinotti su chi ha più appeal nella prateria dei movimenti e dei no global.
«Non faccio gare con Bertinotti, io manifesto per la Palestina da 25 anni. Ridurre questa nostra presenza ad una competizione con Bertinotti è una cosa miserabile. Sulla Palestina ho le carte in regola, me ne occupo da prima di tutti gli altri».


Lei ha definito la politica estera di D’Alema la migliore degli ultimi anni. E il ministro degli Esteri ha lamentato ieri il fatto che bisognerebbe prendere le distanze da manifestazioni in cui si urlano slogan che offendono il nostro paese e paesi amici. Come gli risponde?
«E’ davvero una miopia di prospettiva. Io prendo le distanze da quei teppisti, non dalle manifestazioni. Bisogna isolarli, impedire loro di partecipare e continuare però a manifestare. La linea di D’Alema è quella giusta. Quando il governo chiede l’invio dei caschi blu dell’Onu nei territori occupati da Israele è un cambiamento enorme di politica estera in cui mi ritrovo. E la manifestazione che chiede due popoli-due stati è in linea con le Nazioni Unite, non con Diliberto. L’episodio è gravissimo e non deve ripetersi, ma mi farebbe piacere che anche i nostri alleati non confondessero le cose».