Sicurezza sul lavoro: più tutele e meno precarietà
di Dino Tibaldi
Roma 31 gennaio 2007
Il problema della tutela e sicurezza del lavoro deve essere centrale per il Governo di centrosinistra e la Conferenza di Napoli segna un passo importante in questa direzione. Penso soprattutto al messaggio del presidente Napolitano, il primo presidente della Repubblica – credo - che abbia affrontato in modo deciso e senza ipocrisie il grave problema della sicurezza sul lavoro, parlando di “piaga delle morti bianche”. Siamo d'accordo. È ormai divenuta intollerabile la vergogna dell'incredibile numero di infortuni sul lavoro: il 2007 è iniziato solo da un mese e già contiamo 87 morti sul lavoro.
La tutela del posto di lavoro, il diritto al lavoro, la tutela della maternità, i riposi, il diritto a lavorare sicuri rappresentano la tutela del lavoro. Questo è il diritto del lavoro che oggi dovrebbe compiere un passo in avanti enorme nel senso di comprendere la tutela anche di quei lavori che ne sono esclusi o la cui tutela giuridica si è trasformata, o non si è ancora affermata. Ci commuoviamo ogni giorno per l’incredibile numero di infortuni, per il fatto che vi sono quattro morti al giorno sul lavoro. Tre successive relazioni, a pochi anni di distanza l’una dall’altra, nel 1997, nel 2000 e nel 2005 (la prima delle Commissioni lavoro riunite di Camera e Senato e la seconda e la terza della Commissione lavoro del Senato) hanno messo il dito sulla piaga, rilevando che l’unico modo per uscire da questa tragica catena di infortuni è quello di puntare su una strategia comune e centrale, tale da unificare tutti gli sforzi, perché altrimenti affievolendosi sempre più la consapevolezza, i controlli e la disponibilità di risorse, si peggiora il quadro complessivo e le tragedie assumono contorni sempre più inaccettabili in una moderna e avanzata democrazia.
Purtroppo ci troviamo di fronte ad una difficoltà costituzionale di grande rilevanza in quanto la materia della tutela e sicurezza del lavoro sono affidate alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, invece di considerarla precipua azione centrale e unificatrice dello Stato, come la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.
Aver previsto di devolvere la potestà legislativa ad organismi autonomi frammentando una materia che andava unificata e alla quale volevamo attribuire una strategia, appare una inaccettabile incongruenza che deve essere immediatamente sanata. È necessario un maggiore coordinamento di tutte le istituzioni, enti e forze che hanno compiti di vigilanza, con un coinvolgimento degli EE.LL. ed in particolare delle Regioni. Sarebbe utile in tutte le Regioni, almeno, istituire una task force con compiti di coordinamento ma anche la predisposizione di piani regionali in grado di affrontare le maggiori criticità.
Accanto a ciò è necessario creare un Fondo finalizzato a finanziare misure di incentivazione ai Dipartimenti di prevenzione delle Asl per interventi mirati esclusivamente all'applicazione delle opportune misure di prevenzione e sicurezza a partire dai cantieri predisposti per le grandi opere, per produzioni con cicli di lavoro particolarmente pericolosi e per quelle attività a maggior incidenza del numero di incidenti gravi per unità di mano d'opera impiegata. Lo stesso Fondo dovrà essere utilizzato per alimentare misure di incentivazione alle imprese virtuose, inserite in un elenco stilato a seguito di verifica positiva da parte dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl e degli ispettori del lavoro. In questo senso già nella Finanziaria è stata introdotta una norma che prevede la riduzione dei contributi Inail solo a quelle aziende che abbiano attivato un ciclo virtuoso in materia di sicurezza e prevenzione. Le misure di incentivazione possono riguardare l'erogazione di contribuzioni dirette ovvero l'individuazione di sgravi fiscali. Come alimentare il Fondo? Da un lato utilizzando i fondi Inail dedicati alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro; dall'altro attraverso un contributo di solidarietà a valere sui redditi superiori ai 500 mila euro lordi annui per i quali prevedere un ulteriore prelievo Ire pari a non meno del 2 per cento.
Si deve procedere al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori anche attraverso la predisposizione di un Testo Unico sulla sicurezza, cosa a cui i ministeri stanno lavorando e a cui guardiamo con favore ma che deve essere uno dei passi da fare ma non l'unico.
Bisogna prevedere norme ed automatismi nell'applicazione del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, collegate a forme di incentivazione per le imprese tali da introdurre elementi concreti di conflitto di interessi, in modo tale da determinare un vantaggio per le imprese sane e produttive nell'introduzione di sistemi efficaci di prevenzione degli infortuni e di tutela della salute dei lavoratori.
Solo attraverso una serie di interventi sarà possibile affrontare in maniera efficace il tema della sicurezza sui posti di lavoro.
Tuttavia è necessario precisare che qualsiasi provvedimento non deve andare disgiunto da una drastica riduzione del lavoro precario. Sicurezza e precarietà sono le due facce di una stessa medaglia. Infatti la condizione contrattuale del lavoratore è collegata e determinante nella percezione del fattore sicurezza e nella possibilità di chiedere maggiori tutele: solo chi non è troppo preoccupato di perdere il proprio posto di lavoro può vigilare ed occuparsi di prevenzione e sicurezza. Per questo bisogna mettere al centro di ogni proposta che riguardi la sicurezza i lavoratori, valorizzando e soprattutto aumentando le tutele dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. Una figura fondamentale perché sta in prima linea ed ha il polso di quello che accade veramente nei vari posti di lavoro; ma anche una figura con poche tutele, poche ore per svolgere la sua attività (40 ore annue) e spesso oggetto di ritorsione da parte dell’azienda (richiami, contestazioni, fino al licenziamento) proprio nel momento in cui denuncia cose che non vanno in materia di sicurezza. Un neo della Conferenza di Napoli, che voleva mettere al centro dell’agenda di governo la questione della sicurezza sul lavoro, è stato proprio quello di non prevedere l’intervento dei Rls, che tuttavia nella seconda giornata si sono conquistati il diritto di parola, presentando anche un utile “decalogo” per la sicurezza, assolutamente condivisibile soprattutto ove fa riferimento al potenziamento delle capacità ispettive delle Asl, al coordinamento ed alla lotta a lavoro nero e precarietà. Ascoltando anche la loro voce, insieme a quella di tutte le organizzazioni Sindacali, si può “costruire” un lavoro sicuro.













