Delitto di Marsciano: delitti in famiglia questione politica nazionale
di Katia Bellillo
Roma 30 maggio 2007
Un efferato delitto quello di Marsciano che si annunciava come l’ennesima occasione per bombardare l’opinione pubblica con titoli cubitali sui giornali, con interviste ai politici, con esilaranti talk show, su come questo paese sia in mano agli “stranieri” che sputano sul piatto in cui mangiano e rendono insicure le nostre vite. Davanti alla villetta di Compignano, quando le accuse ricadevano sui rumeni barbari e feroci, abbiamo visto il sindaco,che invocava i blocchi di polizia, l’assessore provinciale e perfino il Vescovo della diocesi perugina che aveva annunciato che proprio lui avrebbe officiato la messa funebre.
Ma l’assassino non è l’altro, il diverso da noi, ma è il marito, il padre! Sappiamo che Barbara era entrata a far parte di un clan familiare potente, di forti radici cattoliche,e sappiamo che quella sua famiglia è il modello riconosciuto in Italia: eterosessuale, vincolata con il matrimonio concordatario e prolifica.Ora si scopre che le violenze che ha subito insieme ai suoi figli erano anche quelle conosciute: tutti sapevano, anzi il delitto era annunciato. Ed ora che sappiamo, ora che l’assassino si è finalmente svelato e il funerale si è concluso senza l’annunciata presenza del potente vescovo di Perugia, l’evento esce dall’ordine del giorno della politica per diventare un semplice fatto di cronaca nera. I dati ci dicono che la famiglia uccide più della mafia: tra il 2000 e il 2005 in Italia ci sono state più di 1200 vittime, in questi giorni, mentre le indagini della magistratura cercavano il vero colpevole dell’omicidio di Barbara e della sua bambina, si sono consumati altri cinque delitti tutti in famiglia! Non si può accettare il silenzio assordante della politica, questi delitti non possono essere relegati alle cronache di nera.
La violenza familiare e la violenza contro le donne è una questione politica nazionale. Sarebbe un segnale di grande novità se almeno un segretario nazionale di partito intervenisse per denunciare che la violenza alla donne si presenta come la manifestazione più feroce di un insieme di fenomeni che contrassegnano una condizione che è la sintesi di tutte le discriminazioni e le aggressioni subite dalle donne a seguito dei condizionamenti sociali e culturali che agiscono su i due sessi in ogni loro relazione sia pubblica che privata. La politica deve scoprire ed assumere tale fenomeno perché esso non riguarda solo la sfera privata ma la violenza si manifesta come simbolo più brutale delle disuguaglianze esistenti nella società ed è rivolta alle donne in quanto tali, poiché i loro aggressori sono convinti che esse abbiano meno diritti semplicemente perché di sesso femminile.
Il Parlamento, le regioni, gli enti locali, ogni tipo di istituzione, dalla scuola alla sanità alla magistratura alle forze dell’ordine, devono mettere al primo posto dell’agenda gli obiettivi per sconfiggere la violenza contro le donne.
Il Consiglio d’ Europa il 27 novembre 2006 a Madrid ha presentato la campagna per sconfiggere la violenza dentro e fuori le famiglie, gli obiettivi sono, da un lato, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica di ogni stato membro che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti della persona e tutti devono essere spinti a combatterla. Dall’altro si esortano gli stati membri ad impegnare risorse finanziarie adeguate per raggiungere risultati concreti atti a sconfiggere la violenza contro le donne e promuovere misure efficaci per prevenire e combattere la violenza contro le donne nella legislazione e nei piani d’azione nazionale per attuare la raccomandazione n.5/2002.
L’Italia deve fare la sua parte, non c’è più tempo e molti sono i progetti di legge presentati per prevenire e combattere la violenza dentro e fuori le famiglie , il Parlamento approvi al più presto una legge che, nel ribadire la salvaguardia dei diritti di uguaglianza, dia omogeneità al diritto, per superare l’attuale parzialità e garantire una visione unitaria.
C’è bisogno di una legge integrale e multidisciplinare che regoli tutto il processo di socializzazione e dell’educazione di tutti i cittadini, in particolare dei giovani.
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