Pensioni. Soffritti: "La partita non è chiusa"
di Raffaella Angelino
da La Rinascita del 26 luglio 2007
La partita pensioni è tutt’altro che chiusa. Il Pdci - spiega Roberto Soffritti (segreteria nazionale del Pdci e parlamentare) - ha lanciato una campagna estiva per prepararsi ad un autunno “caldo” di mobilitazioni, nella società e nei palazzi della politica. Un impegno politico e finanziario straordinario che va da una massiccia campagna di propaganda alla convocazione dei comitati federali e regionali; dalla mobilitazione per il voto referendario tra i lavoratori alle riunioni congiunte dei gruppi di Camera e Senato che dovranno predisporre gli emendamenti per modificare - migliorare - l’accordo sulle pensioni raggiunto alla fine della scorsa settimana.
Lo “scalone” andava superato in un altro modo?
I Comunisti italiani sono profondamente delusi dall’accordo sulle pensioni, che è persino peggio di quanto prospettato inizialmente nella “bozza Damiano”. E’ un progetto da respingere sia per i suoi contenuti restrittivi - che vanno in una direzione opposta rispetto a quella prospettata nel programma elettorale - sia sul piano culturale.
In che senso?
E’ una riforma penalizzante per tutti, l’età pensionabile viene innalzata persino con un “imbroglio”: il sistema delle quote, infatti, o è flessibile o non è. Ripeto, per noi è una grande delusione perché da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati politiche a favore di pensionati e lavoratori, giovani e meno giovani. E’ un pessimo segnale.
Segnali di insoddisfazione che, in verità, non mancavano...
Se si partorisce un accordo palesemente in contrasto con gli impegni presi nel programma e con le aspettative dei cittadini, in primis gli elettori del centrosinistra che avevano creduto in un cambiamento di rotta, evidentemente qualcuno sottovaluta i risultati delle recenti amministrative che invece avrebbero dovuto suonare la sveglia al governo. Altro che ricatto di quella che chiamano impropriamente sinistra “radicale”...
Il “ricatto” è arrivato da destra?
Il centrosinistra può sperare di recuperare consensi solo se mette in atto politiche sociali che vadano incontro alle esigenze di lavoratori, pensionati, ceti più deboli, e non se asseconda le richieste dei poteri forti, ora di Bruxelles, ora di Confindustria e di Bankitalia, ora quelle della parte più moderata della maggioranza. In fondo, era tutto scritto nel manifesto di Rutelli “per il coraggio delle riforme” in cui si punta esplicitamente all’innalzamento dell’età pensionabile, sostenuta con il falso problema della contrapposizione tra giovani e anziani. Che altro era se non una ipoteca sulla riforma dello “scalone”? Anche la presa di posizione del ministro Bonino è un pretesto per creare difficoltà. Insomma, il pericolo per Prodi viene dal centro. Se ancora non si disfano della sinistra è perché non hanno i numeri per sostituire il presidente del consiglio.
Questo accordo sulle pensioni, dunque, rende più instabile il quadro politico: si prefigura un allargamento e una scomposizione della maggioranza che sostiene il governo?
L’autunno si apre sotto i peggiori auspici. Non c’è dubbio che l’importanza del tema pensioni per la sinistra è tale che può essere usato da chi vuole destabilizzare questa maggioranza. Per quanto riguarda il Pdci: in Parlamento agiremo sempre con grande senso di lealtà verso gli alleati e di responsabilità. Porteremo avanti una battaglia, a partire proprio dalla modifica dell’accordo sulle pensioni, che però salvaguardi questo centrosinistra e questo governo, il migliore possibile tenuto conto delle condizioni oggettive che ci sono nel paese e dei risultati elettorali: dopo l’esecutivo Prodi c’è molto di peggio.
Ovvero?
Si pensa a un governo moderato, che possa fare a meno dei partiti di sinistra. Il paradosso è che tutto avviene con una campagna mediatica martellante che tende invece a far credere che l’attacco al governo provenga dall’ala comunista della maggioranza, che invece ha dimostrato di avere a cuore l’esecutivo e cerca di far rispettare il programma dell’Unione. Invece, da Veltroni, al “manifesto” di Rutelli, a Dini, quando nel costituendo Pd si parla di “minoritarismo” e “conservatorismo di sinistra” riemerge l’idea che la sinistra non abbia più dignità di esistere in questo paese.
Forte critica, dunque. Ma anche proposta, per salvaguardare il quadro politico: come conciliare queste esigenze?
L’accordo raggiunto sulle pensioni andrà tradotto in legge quindi la nostra lotta proseguirà nelle aule parlamentari. Vedremo quale sarà lo strumento legislativo che dovrà “tradurre” l’accordo, se la Finanziaria o un decreto. In ogni caso, cercheremo di migliorare il risultato dell’accordo, presentando degli emendamenti con l’obiettivo di modificare le parti più inique. Parallelamente, ci mobiliteremo fin da subito, a livello nazionale e locale, durante le nostre feste di Rinascita, e sosterremo le lotte sociali e nelle fabbriche, a partire dalla consultazione tra i lavoratori.
Come sventare poi il tentativo di isolare la sinistra?
Stanno cercando con tutti gli strumenti che hanno a disposizione di dipingere la sinistra come una forza che guarda al passato. E’ evidente che anche l’accordo sulle pensioni va a complicare il quadro politico e rende più evidente il disegno di modificare la maggioranza uscita dalle urne, anche in previsione di una nuova legge elettorale. Dunque, la delusione è tanta per quello che ha fatto un governo di centrosinistra, ma proprio in vista della battaglia emendativa dell’autunno, ci auguriamo di restare tutti uniti e di portare avanti, senza chiusure, il percorso dell’unità a sinistra ormai intrapreso, nonostante le differenze di giudizio sull’accordo. L’unità delle forze della sinistra può infatti ostacolare la deriva centrista e moderata. Inoltre, momenti di unità possono servire a ridare fiducia al nostro elettorato e a sventare la campagna mediatica che tende ad attribuire sempre alla sinistra le difficoltà in cui versa il governo.
La partita, dunque, è aperta?
Apertissima. La mobilitazione dei Comunisti italiani sarà forte e a tutto campo per andare incontro alle richieste del nostro popolo.










